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La figura del caregiver familiare è stata introdotta nell’ordinamento giuridico italiano con la Legge di Bilancio del 2018, al fine di riconoscere il ruolo di chi presta assistenza a un proprio congiunto in condizioni di disabilità grave. Si tratta di un’attività svolta in modo gratuito, continuativo e volontario, anche in assenza di convivenza.

Per essere riconosciuti come caregiver familiare è necessario che la persona assistita sia stata formalmente dichiarata in situazione di disabilità grave, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge n. 104 del 1992. Tale condizione costituisce il presupposto indispensabile per avviare qualsiasi procedura di riconoscimento.

L’attività di assistenza deve essere prestata al di fuori di un rapporto di lavoro e senza percezione di alcun compenso economico. Il caregiver familiare si distingue, pertanto, da figure professionali retribuite, come le assistenti domiciliari o le badanti.

La convivenza con la persona assistita non è obbligatoria, pur potendo rappresentare un elemento facilitante per l’accesso a determinati benefici o misure di sostegno.

Il legame familiare deve rientrare entro i limiti di parentela stabiliti dalla legge, ovvero: coniuge, parte dell’unione civile, genitori, figli, fratelli, sorelle, nonni o nipoti, purché vi sia una relazione stabile e continuativa. In particolari circostanze (ad esempio, in caso di decesso dei genitori), è ammesso anche il terzo grado di parentela.

Infine, per il riconoscimento ufficiale dello status di caregiver familiare, è necessario produrre adeguata documentazione, che può includere autocertificazioni e, in alcuni casi, l’iscrizione in appositi registri tenuti da enti comunali o regionali.